Parole Murate

Lo spettacolo prende spunto da “L’ultimo nastro di Krapp” (1957) di Samuel Beckett.

Il protagonista utilizza come diario un vecchio registratore, in cui descrive le sue giornate, i pensieri e i desideri, da cui si evince l’entusiasmo che da giovane aveva nei confronti della vita. Arrivato all’età anziana, riascoltando la sua registrazione diaristica di trent’anni prima e sentendo prossima la morte, Krapp deride sé stesso per il futile tentativo di aver cercato di dare un senso alla propria esistenza, rivelatasi poi fallimentare.

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La messa in scena sottolinea il rapporto che l’uomo intrattiene con la vita e la morte, l’attaccamento alla prima e il timore della seconda.

Presentazione

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